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Centro Perez
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L’integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità acquisita: questa sfida è iniziata presso la Città del Ragazzo con un'attività di formazione, strettamente connessa con la riabilitazione funzionale, finalizzata all'inserimento in azienda di giovani con esiti di trauma cranio-encefalico. Tale inserimento non è automatico ed anzi, in molti casi, risulta problematico: da qui nasce l'idea del "Centro Perez", Impresa Sociale finalizzata alla transizione verso la vita attiva e l'autonomia. È costituito da laboratori di produzione, stampa digitale e di attività manuali. Vengono svolte settimanalmente attività di palestra, teatro, ludico ricreative. Alla nascita del Centro Perez nel 1999 hanno contribuito i Servizi Sociali dell'Azienda USL di Ferrara, il Centro Servizi alla Persona del Comune di Ferrara. Il Centro, che ha la formula del laboratorio protetto, a convenzione con il servizio socio-sanitario, mira all’integrazione sociale e lavorativa personalizzata, cioè “cucita addosso” alla persona, senza forzature nei tempi e nei metodi. Al termine dei percorsi formativi, il passaggio nel mondo del lavoro spesso non è automatico, in quanto mancano le condizioni per un inserimento efficace per difficoltà residue della persona o per mancanza di posti di lavoro idonei in azienda. Accanto alla formazione individualizzata ed al collegamento in “rete” con le strutture preposte al collocamento lavorativo, si rende indispensabile l’attivazione di un luogo di transizione dove la persona che ha frequentato un periodo di valutazione ed eventualmente di formazione, ma che non è in condizione di inserirsi immediatamente al lavoro, possa continuare ad “allenarsi” in attività produttive nell’attesa che si concretizzi la possibilità di entrare in azienda. La disabilità acquisita, in particolare da eventi traumatici, si ripercuote fortemente sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie, ed in particolare è notevole la difficoltà di inserimento o reinserimento nella comunità di appartenenza e nel mercato del lavoro. Le persone con disabilità acquisita necessitano di luoghi e opportunità di integrazione in cui recuperare, riallacciare e costruire rapporti e relazioni. Circa il 90% di persone con esito di trauma cranio-encefalico ha difficoltà nelle interazioni sociali, nelle relazioni interpersonali e quindi fatica a mantenere e/o instaurare rapporti di amicizia e affettivi (Lezak, 1987); L’azione degli operatori deve dunque considerare sempre la centralità della persona, dei suoi bisogni e della qualità complessiva della sua vita. Di conseguenza occorre una rete di servizi piuttosto che una loro somma, in modo che la persona disabile e la sua famiglia percepiscano il progetto individuale di partecipazione sociale come un percorso unitario, funzionale al miglioramento di diversi aspetti della vita. Fin da quando muovevamo i primi passi nel settore della formazione professionale con persone con esiti di TCE, si sentiva urgente il bisogno di allargare le proposte e le attività da proporre. La sola formazione, in vista dell’inserimento nel mondo del lavoro non era sufficiente per colmare il grande bisogno di “ritornare ad una vita piena”. Istintivamente quindi, sulla scia di un grande entusiasmo e del desiderio di condividere veramente pezzi di strada, aspetti che tutt’ora ci caratterizzano, abbiamo iniziato ad organizzare nel nostro tempo libero pranzi, cene e vacanze. Nel tempo queste attività, poiché rispondevano e rispondono ad un bisogno reale e pressante delle persone con cui lavoriamo, si sono via via sviluppate… Dal punto di vista teorico e metodologico ci sono però delle motivazioni ben più profonde del nostro istinto, studiate ed indicate dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità). Lo studio di queste linee guida ci permette di progettare al meglio e di trovare sempre risorse esterne (finanziamenti) ma anche interne (disponibilità e passione a volte vanno rispolverate). Tra i concetti chiave che riteniamo importanti ritroviamo la definizione di SALUTE (OMS, 1986) che afferma che siamo in condizione di salute quando l’organismo ha la capacità di provare soddisfazione nel lavoro, nell’amore e nel gioco e riesce a rispondere efficacemente nell’ambito di stress ordinari e straordinari La SALUTE pertanto viene vista come una RISORSA e non come obiettivo di vita. Per stimolare questa risorsa è necessario attivare e sviluppare una serie di fattori: – L’Empowerment personale: cioè la capacità di percepire il proprio potere personale – Rete sociale: il territorio come fattore che può contribuire a far provare soddisfazione nei vari ambiti. Un territorio privo di posti di lavoro non è luogo che promuove la condizione di salute – Fattori biologici: la possibilità di cure adeguate, vaccini, interventi medici specifici. Questa visione innovativa ed allargata della salute è stata quindi seguita dallo sviluppo del cosiddetto “MODELLO BIOPSICOSOCIALE” che è un paradigma sistemico che ritiene la malattia come il risultato di una combinazione di fattori (biologici psicologici e sociali) su molti dei quali ciascun individuo ha un controllo significativo. Il trattamento pertanto riguarda l’intera persona, a 360°. |
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 22 luglio 2009 ) |
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