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LA MIA STORIA

Vittoria Masseni Ciao a tutti. Mi chiamo Vittoria Masseni, ho 35 anni e sono di Ferrara. Adesso vi racconto la mia storia. Sono affetta da una malattia molto rara che si chiama “Morbo di Wilson”, dal suo scopritore, ed è praticamente che il rame contenuto negli alimenti che mangio non riesco ad espellerlo da sola e diventa tossico perché si accumula nel fegato, nei reni e nel cervello. Per questo sono obbligata a prendere tutti i giorni e per tutto il resto della mia vita tre pastiglie al giorno di solfato di zinco. La mia è una malattia che si ha dalla nascita, però purtroppo io ne manifesto dei segni perché è stata scoperta quando avevo 16 anni. Come è stata scoperta? Era esattamente marzo del 1989. Frequentavo la III ragioneria. Da un certo momento in poi ho visto che non riuscivo più a studiare perché non memorizzavo quello che leggevo, e in più vedevo che sia le mani che le gambe tremavano. Avevo inoltre una sorta di crisi depressive perché mi vedevo messa così. Tutti quanti, compreso il mio medico di famiglia, pensavano ad un esaurimento nervoso, perché in effetti i sintomi erano quelli. Allora sono stata ricoverata per un mese all’ospedale civile di Padova, ove mi hanno “addormentato” per 20 gg. Senonché per fortuna mia, lì a Padova ho conosciuto un gastroenterologo (il prof. Sturniolo), che è uno specialista sulla mia malattia, che, riconoscendo il tipo di tremore, ha deciso di farmi fare il prelievo del sangue specifico per il m. di Wilson, e i risultati hanno confermato ciò che lui pensava. Dato che è una malattia ereditaria, hanno fatto il prelievo a tutta la famiglia, ed è risultato con questa malattia solo mio fratello Marco. Il tremore e la disatria aumentavano giorno dopo giorno, avevo anche difficoltà nel linguaggio. Fino al giorno che mi sono fermata in un letto e non parlavo più. Fu allora che i miei hanno preso contatti con l’ospedale di riabilitazione di san Giorgio dove hanno fatto dei veri e propri miracoli. E questo grazie ad una bravissima fisioterapista, Rita Magnarella (che mi ha rimesso in piedi), una bravissima logopedista, Neva Muratori, che mi ha “insegnato” di nuovo a parlare e alla mia voglia di reagire e di lottare. Mi ha aiutato molto in tutto questo anche il mio papà. Quanti notti insonni che ha fatto con me poverino, e alla mattina andava al lavoro, non so neanche come faceva! E ora eccomi qua al centro Perez. Sto prevalentemente al computer, che mi piace molto. Mi trovo molto bene, è come stare in una grande famiglia.

MI CHIAMO

Massari Vittorio frequento il Centro Perez con molte soddisfazioni e vi voglio raccontare l’ultima gita iniziata il 14/06/2008. Siamo partiti da Ferrara col treno con destinazione Senigallia. Durante il tragitto pioveva con la convinzione di trovare il sole. Arrivai a Senigallia non pioveva ma il cielo non era del tutto sereno. Una volta sistemate le valigie in camera siamo andati a fare un giro sul lungomare. Le camere erano molto comode. Il giorno dopo il tempo non prometteva di avventurarci in spiaggia, ma qualcuno ci andò lo stesso. Per quanto riguarda il pranzo posso dire che era piu’ che buono. In piu’ ho avuto la fortuna di essere in camera con persone bisognose di aiuto ma del tutto autosufficienti. Per quanto riguarda il resto della settimana il tempo sembrò volare, ma ci fu pure lo spazio per assistere a uno spettacolo di clown molto divertente. Poi arrivò la sera della partita Italia Francia, quella sera nonostante fuori piovesse ci divertimmo molto perché l’Italia vinse. Ebbi inoltre la fortuna di conoscere ottima compagnia facendoci la promessa di rivederci l’anno successivo. Per quanto riguarda il ritorno fu un viaggio tranquillo e veloce.

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IL PROGETTO "TORNEO" RACCONTATO UN RAGAZZO TRAUMATIZZATO.

Il nome "TORNEO" non deriva, come pensavo, dalla parola usata comunemente per indicare una competizione, ma da un fiume della Spagna. Nei pressi di questo fiume, si pensò di permettere anche a noi traumatizzati cranici, di rientrare nella società con il progetto che porta appunto il suo nome. Fortunatamente mi sono reso conto che questo corso non ha costretto la mia vita a modificarsi, ma a modificare me stesso per poter accedere al lavoro. Penso che questo sarà affrontato con grande serietà, per avere la certezza di servire ancora a qualcosa.
Noi siamo reduci da incidenti, spesso dovuti alla nostra disattenzione, ma non siamo stati disattenti riguardo il nostro futuro. Infatti avendo compiuto la scelta, la quale non era la sola offerta dalla società, di frequentare questo corso, ritengo che noi torneremo a realizzare i nostri sogni infranti con l'incidente che abbiamo avuto. Nonostante la fatica di tutti gli alunni, rappresentata anche dallo stress che girava su di noi, che arriviamo la mattina, frequentemente dopo un ora passata in auto, giungiamo con molta voglia di riprendere l'attività svolta il giorno precedente. I rapporti con i docenti sono molto interessanti, poichè, in classe, si cerca di creare un clima quasi famigliare, infatti, quando è possibile, tutti i docenti sono pronti a scherzare con noi. Questo è molto apprezzato, da noi alunni e conseguentemente rendiamo molto di più, perché è chiaramente risaputo che in un ambiente accogliente l'allievo è più disponibile ad apprendere. I rapporti fra noi allievi sono molto complessi, infatti non sempre è possibile scambiarsi opinioni, fare due passi bevendo un caffè, perché a causa del nostro trauma è difficile mantenere un comportamento adeguato alla vita sociale. Vi è una grande voglia di essere amici e spesso si pensano divertimenti di gruppo, non tenendo conto a volte, della nostra impossibilità nello svolgerli. La quale logicamente frena, i rapporti di amicizia, imponendo obblighi a cui sottostare. Per quanto riguarda la personalità di noi allievi, abbiamo notato tutti una modificazione riguardo all'accettazione del prossimo, anche se questi ha esigenze differenti da quelle di se. Si potrebbe quindi parlare di "altruismo", ma preferirei dire "comportamento normale". Esercitando la manualità, allenando e di conseguenza sviluppando la memoria e la creatività, imponendoci di compiere azioni varie, del tipo, comporre una poesia o chiedendoci, alla mattina, cosa avevamo fatto il giorno precedente, si aiuta anche la famiglia, la quale è alleggerita in questi compiti.Di conseguenza, noi allievi, crediamo maggiormente nella nostra persona. Notando che, essendo molto perseveranti nel compiere, più a fondo, tutti gli esercizi utili alla nostra riabilitazione, miglioriamo sia motoriamente che intellettivamente. I ragazzi che non hanno avuto incidenti più o meno come il mio, generalmente vedono il "MONDO" dell'handicap una parentesi ostile al loro universo ovattato, spesso fatto della certezza di restare sempre sani, guardano con soggezione chiunque non sia "PERFETTO" come loro, senza nemmeno darci una possibilità di dimostrare la nostra abilità, che spesso è invidiabile in alcune discipline. Spesso il dramma della nostra condizione di essere disabili è ampliato dal fatto di non farci nemmeno palare essendo apparentemente giudicati subito incompetenti in qualsiasi campo, oppure totalmente matti data l'incapacità di muoverci. Questa lettera la invio con il bisogno disperato di sensibilizzare l'opinione pubblica, io infatti conosco abbastanza bene l'essere disabile, poiché lo sono diventato anch'io a seguito di un trauma cranico, dovuto ad un'incidente motociclistico. Ho parlato di "MONDO" dell'handicap per dirigere in questo campo la vostra attenzione. Ho potuto intervistare parecchi miei "colleghi" anch'essi traumatizzati e chiedendo se i loro rapporti di amicizia in seguito il disastro sono rimasti tali, ho osservato che tutti abbiamo lamentato l'indifferenza di quelli che credevamo amici, ma poi al momento del bisogno, in altre parole al risveglio dal coma, quasi tutti si sono dileguati. Dalla perdita di queste amicizie abbiamo potuto comprendere l'importanza di esse, quelli che ci hanno aiutati, anche solamente con la loro presenza, a superare il periodo in cui eravamo socialmente giudicati "inadeguati", rendendolo il più possibile migliore, sono veri amici. Invece coloro che non si sono fatti più vedere o sentire ci hanno dato modo di capire la scarsità della loro amicizia. In questo modo siamo stati emarginati da quello che era il nostro mondo che ci apparteneva. Fortunatamente dopo tutte le disavventure facilmente immaginabili cui siamo soggetti, una luce ci illumina l'avvenire. A molti sembrerà che abbia avuto una visione mistica, quelli che lo hanno pensato non sbagliano di molto, infatti sono allievo del centro per la formazione professionale "Città Del Ragazzo" di Ferrara, la quale scuola insegna ad usare il PC, non a caso è una scuola gestita da alcuni frati che facendo particolare attenzione per chi soffre, ci ha permesso di rientrare a far parte del mondo e quindi alla vita. Il loro compito, come ho detto, è essenziale nella nostra esistenza, infatti è importante saper usare bene il computer soprattutto nel mondo di oggi per accedere al lavoro. È anche fondamentale saper manipolare bene alcuni oggetti piccoli e sottili come penne o matite, alla Città Del Ragazzo ne è esercitato l'uso, non solo per lo scopo fine a se stesso, ma anche per allenare l'uso pratico delle mani.

MI CHIAMO Marco e ho 40 anni

Mi chiamo Marco e ho 40 anni .Ho avuto tante disavventure. per non esagerare , 2 incidenti uno più di 20 anni fa dove ho perso una gamba e uno 3 anni fa dove ho avuto danni alla testa. Però tutto il male non viene per niente ,perché ora mi trovo in un centro dove ho trovato degli amici si fanno varie attività tra la quali anche teatro.Si avete capito bene facciamo teatro.In teatro ognuno con le proprie facoltà fa un personaggio in una sena. Fare teatro aiuta molto ad essere indipendenti e ad essere più responsabili perché anche se si fa tutto per recitare dipende tutto da te e da questo portandolo nella realtà serve per essere più sicuro e più disinvolto.A casa ho due genitori che anno 70 anni circa che però nonostante l’età mi danno tanto AMORE e questo non è mica poco per nessuno,ma per chi vive nelle mie condizioni è una cosa molto fondamentale vivere contornati dall’amore. Qui al Centro Perez ho pure imparato ad usare il computer,che c’ e’ lo ho pure a casa ,ma non sono mai stato propenso a considerarlo perché sempre concentrato in altri interessi .Non so come potrebbe il mio futuro, vorrei fare nelle mie possibilità qualcosa per gli altri.

La vita di Buriani Amedeo

Sono nato 18/1/66 la mia storia e caos, e cominciata a 13 anni dopo terza media che fatto la mia prima crisi poi sono stato operato a Milano a villa Torri . Speravo che fosse la mia tragedia . E sono andato lavorare nella azienda di mio padre ,fino a 18 anni sono andato a fare 3 giorni di militare . riformato , Ma io non deluso , sono iscrivermi come volontario sono andato Verona Sono venuto casa 20 e dovuto rioperarmi di nuovo e sperando che sia finita .IL mio sogno era di andare lavorare fuori .I primi anni era divertimento . Poi mi sono voluto affermare nel lavoro,e lavorando nella azienda famigliare , e anche fuori divertivo poi conosciuto una persona che sono andato convivere per 3 anni mi sentivo cambiato , ma e successo dei problemi di famiglie Sono entrato in crisi con tutti, ma di bello mi era rimasto solo i colleghi di lavoro e il divertimento. Poi il giorno sono andato lavorare come solito,ma ore 18 mi sentivo strano ,giramenti testa sono caduto in terra mi sono rialzato . Sono andato al ospedale di Argenta dopo 5 ore di attesa mi portato,Ferrara mi strano con la pressione alta. Mi operarono ,poi un periodo di riabilitativo .

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COME ERAVAMO

Marzola Alfredo(Ciccio) Ricordare ancora l’ultima serata da normodotato ero sul circolo da me ero seduto e guardavo ITALIA GERMANIA durante gli Europei di calcio 23/06/1996/ ho provato a prendere un gelato e non sono stato più capace di rialzarmi io davo l’impulso alla gamba sinistra e lei non né voleva saperne di obbedire e a subito di seguito il braccio hanno chiamato un’ambulanza e da li e iniziato il mio calvario con là sanità per un lento recupero e una lotta contro il pregiudizio sia della e delle istituzioni specialmente sulle tue capacità di attivismo facendo un passo indietro tornando sulla sanità pubblica non smetterò mai di ringraziare quella struttura chiamata S.Giorgio dove mi hanno insegnato a muovermi autonomamente un centro riabilitativo unico e poi non smetterò di ringraziare la mia compagna mia moglie che mi è rimasta vicina anzi abbiamo consolidato il nostro rapporto e questo devo ringraziare in parte la mia malattia che mi a dato la possibilità di riflettere e rivedere tante opinioni anche sul mondo della chiesa da buon laico e non credente che mi ero costruito o dovuto rivederle tutte da quando sono stato inserito nel programma di recupero dei traumatici cranici presso l’istituto (DON CALABRIA)

HACKING : CRACKING & CODING

Prima di lavorare con un PC io avevo la passione per il computer ma non avevo un PC bensì un comune C64, un computer che in teoria dovrebbe essere usato da bambini e ragazzi per il quale sono realizzati da alcune case produttrici come la OCEAN, ecc. Videogiochi con i quali costoro si possono divertire in tutti i modi, anche gareggiando contro il computer od un avversario,dipende dal tipo di gioco che si sta facendo, a cui si sta giocando. Comunque oltre ai videogiochi sono realizzate anche utilities varie che vanno da programmi che servono per stampare qualunque cosa, diversi documenti, ecc. a programmi vari per comporre musica, per utilizzare periferiche del computer come il modem, la stampante ecc. Ora; ogni persona che possiede un computer (ad es. come me unC64) ovviamente vorrà avere Più videogiochi, oltre ovviamente a qualche utilities, ec

IL RICORDO Di Gancarlo Cazzola


Ricordare o dimenticare, l ’anno 2005 forse per molti sarebbe da dimenticare. Per me no, a parte il non riuscire , penso che sarebbe ingiusto dimenticare le persone che mi hanno voluto bene in modo naturale, a cominciare dalla mia famiglia, i miei amici (nel vero senso della parola) e parenti. Inoltre penso che la natura, ti faccia dimenticare naturalmente non meritino di essere ricordate. Io infatti ho ho dimenticato la prima parte del mio malessere,dall’entrata in sala operatoria fino alla mia uscita dalla rianimazione. Ricordo molto bene invece il mio ricovero e tutti i mesi che ho passato Al SAN GIORGIO.
Come sono stato seguito e curato pur essendo uno sconosciuto. Non ringrazierò mai abbastanza le persone che mi sono state vicine in questo periodo, a cominciare dai medici, gli infermieri e i non professionali che mi hanno dimostrato tutto il loro affetto, se cosi^si può dire, e la loro professionalità anche se ero (penso io) un paziente scomodo. Persone giovani con una volontà ed un attaccamento al lavoro che molti professionisti non hanno. E che a volte anche in momenti per me molto imbarazzanti, mi hanno insegnato come dovevo comportarmi e tutta la lORO professionalità. A questo proposito mi viene in mente tutto ciò che la gente dice o scrive lettere negative ai giornali della città a cominciare proprio dalla malasanità. Pochissime sono invece le frasi positive. In questo ambiente ho conosciuto diverse persone,anche di altre città. Nessuno si è mai lamentato del Centro, anzi. Non parliamo poi del mangiare; secondo me in certi ristoranti non si mangia cosi. Neppure la scelta del menù è così vasta. In breve devo dire che: Questa è la parte che non devo e non voglio dimenticare. Mi dispiace per le persone che mi sono state vicine al SANT’ ANNA e che non ho menzionato. Ma per questo c’è PATRIZIA.

RICORDI PRIMA DEL MIO INCIDENTE Di Roberto Passarini

Io prima dell’incidente ho fatto tanti lavori, che è troppo lungo ad elencarli e tante cavolate che si fanno da giovani. Per esempio mi piaceva andare a ballare in discoteca della musica strana da scoppiati, ubriaco non fradicio ma quasi, giocare a biliardo sia in gara che con altre persone, giocare a carte, giocare a biliardo a stecca, andare con altri amici in qualche pub, in feste, o al mare, insomma una vita mondana come fa tutta la gente di questo mondo. Poi un brutto giorno mi è capitato un brutto incidente, adesso vi racconto. Un giorno mi sono alzato alle 14,30, ho mangiato qualcosa, poi sono andato a Portomaggiore a fare delle spese per la casa, Sono andato nel bar a fare una partita al video poker, e pensate avevo vinto anche 250.000 lire (cera ancora la lira), ho sentito un casino di sirene, poi viene dentro una persona che conosco e dice “ hanno preso sotto una donna al Billa, ed è stato un ubriaco di nome Cianon” , poi ho detto “ a boia ci devo andare io a fare spesa, starò attento” ci vado, poi ritorno ancora li al bar per prendere un aperitivo ma questo idiota era andato in un altro bar a bere per ubriacarsi, parto per andare a casa e 2 km prima di casa mia ( io abito in un paese che si chiama Maiero) è successo il mio brutto incidente, per fortuna mia che un mio compaesano, penso io, avrà visto la dinamica dell’incidente e ha chiamato i soccorsi, per fortuna, sennò adesso non ero qui a scrivere. Sono stato in coma traumatologico, penso vigile, per 26 giorni, poi mi hanno mandato all’ospedale di S.Giorgio di cui sono stato ricoverato 6 mesi, e lì ne combinato di cotte e di crude, adesso vi racconto. Ho fatto arrabbiare le infermiere, le fisioterapiste, gli infermieri, i dottori, insomma un bel pochino di persone, però mi sono trovato bene, mi hanno curato bene e adesso sono apposto con il mio fisico, sono di fisionomia robusta, un pochino eccessiva a confronto prima dell’incidente, però sto bene. Adesso sono alla Città del Ragazzo e mi trovo molto bene perché qui ci sono persone gentili, simpatiche, molto disponibili e generose, ho trovato amici molto simpatici, amici con l’A maiuscola,educatori che mi danno consigli molto utili e faccio anche palestra con un istruttore molto valido e due istruttrici brave e molto carine, faccio anche teatro che mi da molte soddisfazioni e mi ha aiutato ad essere più intraprendente con il pubblico e di non avere più paura di lui. Insomma questa è la mia storia di vita prima e dopo l’incidente e spero un giorno di raccontarlo ad altre persone e di stare bene come sto adesso.