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IL TRAUMA CRANIICO

Il trauma cranio-encefalico (TCE) è tra le più frequenti malattie disabilitanti dovute a danno del sistema nervoso. Si parla di trauma cranico o cranio-encefalico quando sono presenti sintomi di sospetto interessamento cerebrale, ad esempio perdita di conoscenza ed amnesia
post-traumatica. L’incidenza varia in funzione dell’età: la fascia di età più a rischio è quella compresa tra i 15 ed i 24 anni. Per quanto riguarda la causa del TCE, gli incidenti stradali rappresentano il fattore eziologico più frequente. L’incidenza delle menomazioni disabilitanti gravi a seguito del TCE è stimabile, nei paesi occidentali, fra i 200 e i 400 casi ogni 100.000 abitanti.

EPIDEMIOLOGIA DEL TRAUMA CRANICO

In Italia il TCE causa 25 decessi ogni100.000 abitanti all’anno ed è la prima causa di morte nella fascia di età tra i 15 ed i 25 anni. I dati riferiti ai ricoveri per TCE segnalano circa 300 casi per 100.000 abitanti all’anno. In Italia la prima causa di TCE sono gli incidenti. Nella provincia di Ferrara dal 1994 al primo semestre del 1997 presso l’Azienda Ospedaliera di Ferrara sono stati dimessi 556 casi con la diagnosi di Trauma Cranico di diversi livelli di gravità.

 

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CAUSE INCIDENTI


FASI

La storia di un ragazzo traumatizzato e della sua famiglia passa attraverso tre lunghe fasi: salvaguardia della vita, riabilitazione e reinserimento sociale.
Ogni periodo è caratterizzato da un lungo percorso di lotta e di tensione, con un carico di sofferenza incrementato dalla non conoscenza dei tempi e dei risultati che si possono raggiungere.
Al termine di ogni fase immediatamente la tensione riprende il posto al sollievo temporaneo per i traguardi raggiunti.

ESITI

Esiti a livello neuropsicologico cioè delle funzioni cognitive:
difficoltà di attenzione divisa: svolgere 2 o più compiti contemporaneamente,come guidare.
Difficoltà di attenzione selettiva o focale: concentrarsi su una cosasola in presenza di molte distrazioni.
Difficoltà di attenzione sostenuta:
Rimanere concentrati per un certo periodo di tempo.
Problemi di memoria ed in particolare della memoria a lungo termine che rappresenta l’abilità di imparare cose nuove.
Problemi di percezione visiva: non riconoscere gli oggetti, le forme, i colori, diplopia (visione doppia).
Difficoltà a livello delle funzioni escutive, che possono consistere in una difficoltà a pianificare e programmare una sequenza di azioni per raggiungere uno scopo, difficoltà adeffettuare ragionamenti logici.
Generale rallentamento di tutte le funzioni cognitive, che implica tempi di reazione più lunghi a tutti gli stimoli.
Disordini del linguaggio: disturbi afasici di produzione e/o comprensione, circonlocuzioni, confabulazioni, pensieri tangenziali.
Esiti a livello motorio:
plegia e paresi.
Amputazioni.
Atassia: problema di coordinazione motoria, limitata abilità della persona nel camminare, parlare, mangiare e svolgere altre funzioni riguardanti la cura personale.
Bradicinesia: rallentamento di tutti i movimenti volontari.

ESITI A LIVELLO COMPORTAMENTALE

Difficoltà a regolare le proprie emozioni.
Disinibizione,aggressività, irritabilità,rabbia.
Apatia: assenza di reazioni emotive, perdita di iniziativa, mancanza di curiosità per gli avvenimenti.
Acinesia: perdita o riduzione dell’attività motoria volontaria o automatica, senza che compaiano segni di paralisi. Inerzia: scarsa iniziativa nell’intraprendereazioni anche semplici.
Affaticabilità.
Esiti a livello della sfera emotiva
Disordini della consapevolezza, insicurezza, paura, ansia,depressione disforia.
Cambiamenti nei tratti della personalità.

IMPATTO SULLA VITA SOCIALE E LAVORATIVA

Tutti questi esiti hanno un notevole impatto sulla vita sociale e lavorativa, rendendo difficili ed a volte impossibili molte delle attività più semplici e naturali della vita di tutti i giorni; segue una breve, e pertanto non esauriente, descrizione di alcune possibili difficoltà.
Le difficoltà di attenzione provocano difficoltà nella lettura, nel guardare la televisione e nel seguire le conversazioni quando si è in compagnia.
I problemi di memoria fanno si che si dimentichino frequentemente nomi, persone conosciutedi recente, impegni ed appuntamenti.
Problemi di pianificazione e programmazione implicano anche che, qualora per esempio si desideri cucinare un piatto di pasta, non si riesca ad eseguire le azioni necessarie e nel giusto ordine.
Le difficoltà di astrazione impediscono di capire giochi e battute.
Le difficoltà a risolvere problemi provocano una incapacità a trovare soluzioni nuove o creative ai piccoli problemi di tutti i giorni.
I disordini motori hanno un forte impatto sociale, sia per il problema della non completa accessibilità dei luoghi pubblici, sia perché sono i più visibili dall’esterno (anche se certamente non i più gravi) e più di tutti gli altri problemi, portano i ragazzi a sentirsi diversi ed “handicappati”.
Per quanto riguarda gli esiti a livello comportamentale, va da sè che sono tra i più difficili da comprendere, gestire, tollerare ed educare al cambiamento da parte dell’ambiente circostante.
Per questi ed altri motivi, da una ricerca americana (Lezak,1987) risulta che circa il 90% delle persone con esiti di grave T.C.E. ha difficoltà nelle interazioni sociali, nelle competenze terpersonali e, di conseguenza, fatica a mantenere e/o instaurare rapporti di amicizia.

IL REINSERIMENTO SOCIALE E PROFESSIONALE

L'’inserimento o reinserimento lavorativo è un obiettivo da perseguire anche con persone con esiti gravi: la priorità comunque non deve essere rivolta a questo aspetto, almeno in un primo tempo, quanto al loro reinserimento sociale.
il periodo successivo alla dimissione ospedaliera è assai delicato poiché è quello in cui si può intervenire tempestivamente, impedendo che una situazione di disabilità grave diventi cronica.

 

LA RIEDUCAZIONE
ha per obiettivo quello di ottenere il massimo recupero della funzione lesa.

IL RIADATTAMENTO
il recupero della massima autonomia possibile come presa di coscienza graduale del mondo circostante.

IL REINSERIMENTO
o reintegrazione nell'ambiente sociale precedente.