CAUSE INCIDENTI

FASI
La storia di un ragazzo traumatizzato e della sua famiglia passa attraverso tre lunghe fasi: salvaguardia della vita, riabilitazione e reinserimento sociale.
Ogni periodo è caratterizzato da un lungo percorso di lotta e di tensione, con un carico di sofferenza incrementato dalla non conoscenza dei tempi e dei risultati che si possono raggiungere.
Al termine di ogni fase immediatamente la tensione riprende il posto al sollievo temporaneo per i traguardi raggiunti.

ESITI
Esiti a livello neuropsicologico cioè delle funzioni cognitive:
difficoltà di attenzione divisa: svolgere 2 o più compiti contemporaneamente,come guidare.
Difficoltà di attenzione selettiva o focale: concentrarsi su una cosasola in presenza di molte distrazioni.
Difficoltà di attenzione sostenuta:
Rimanere concentrati per un certo periodo di tempo.
Problemi di memoria ed in particolare della memoria a lungo termine che rappresenta l’abilità di imparare cose nuove.
Problemi di percezione visiva: non riconoscere gli oggetti, le forme, i colori, diplopia (visione doppia).
Difficoltà a livello delle funzioni escutive, che possono consistere in una difficoltà a pianificare e programmare una sequenza di azioni per raggiungere uno scopo, difficoltà adeffettuare ragionamenti logici.
Generale rallentamento di tutte le funzioni cognitive, che implica tempi di reazione più lunghi a tutti gli stimoli.
Disordini del linguaggio: disturbi afasici di produzione
e/o comprensione, circonlocuzioni, confabulazioni, pensieri tangenziali.
Esiti a livello motorio:
plegia e paresi.
Amputazioni.
Atassia: problema di coordinazione motoria, limitata abilità della persona nel camminare, parlare, mangiare e svolgere altre funzioni riguardanti la cura personale.
Bradicinesia: rallentamento di tutti i movimenti volontari.
ESITI A LIVELLO COMPORTAMENTALE
Difficoltà a regolare le proprie emozioni.
Disinibizione,aggressività, irritabilità,rabbia.
Apatia: assenza di reazioni emotive, perdita di iniziativa, mancanza di curiosità per gli avvenimenti.
Acinesia: perdita o riduzione dell’attività motoria volontaria o automatica, senza che compaiano segni di paralisi. Inerzia: scarsa iniziativa nell’intraprendereazioni anche semplici.
Affaticabilità.
Esiti a livello della sfera emotiva
Disordini della consapevolezza, insicurezza, paura, ansia,depressione disforia.
Cambiamenti nei tratti della personalità.
IMPATTO SULLA VITA SOCIALE E LAVORATIVA
Tutti questi esiti hanno un notevole impatto sulla vita sociale e lavorativa, rendendo difficili ed a volte impossibili molte delle attività più semplici e naturali della vita di tutti i giorni; segue una breve, e pertanto non esauriente, descrizione di alcune possibili difficoltà.
Le difficoltà di attenzione provocano difficoltà nella lettura, nel guardare la televisione e nel seguire le conversazioni quando si è in compagnia.
I problemi di memoria fanno si che si dimentichino frequentemente nomi, persone conosciutedi recente, impegni ed appuntamenti.
Problemi di pianificazione e programmazione implicano anche che, qualora per esempio si desideri cucinare un piatto di pasta, non si riesca ad eseguire le azioni necessarie e nel giusto ordine.
Le difficoltà di astrazione impediscono di capire giochi e battute.
Le difficoltà a risolvere problemi provocano una incapacità a trovare soluzioni nuove o creative ai piccoli problemi di tutti i giorni.
I disordini motori hanno un forte impatto sociale, sia per il problema della non completa accessibilità dei luoghi pubblici,
sia perché sono i più visibili dall’esterno (anche se certamente non i più gravi) e più di tutti gli altri problemi, portano i ragazzi a sentirsi diversi ed “handicappati”.
Per quanto riguarda gli esiti a livello comportamentale, va da sè che sono tra i più difficili da comprendere, gestire, tollerare ed educare al cambiamento da parte dell’ambiente circostante.
Per questi ed altri motivi, da una ricerca americana (Lezak,1987) risulta che circa il 90% delle persone con esiti di grave T.C.E. ha difficoltà nelle interazioni sociali, nelle competenze terpersonali e, di conseguenza, fatica a mantenere e/o instaurare rapporti di amicizia.
IL REINSERIMENTO SOCIALE E PROFESSIONALE
L'’inserimento o reinserimento lavorativo è un obiettivo da perseguire anche con persone con esiti gravi: la priorità comunque non deve essere rivolta a questo aspetto, almeno in un primo tempo, quanto al loro reinserimento sociale.
il periodo successivo alla dimissione ospedaliera è assai delicato poiché è quello in cui si può intervenire tempestivamente, impedendo che una situazione di disabilità grave diventi cronica.

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